L’abbandono
Quando la politica non è buona, quando non è giusta, quando dimentica il suo compito fondamentale di servire e proteggere il popolo, dentro di noi si risveglia un antico sentimento: l'abbandono.
Ci sentiamo soli, traditi, dimenticati proprio da coloro ai quali avevamo affidato la nostra fiducia e le nostre speranze.
È allora che si riapre quella ferita antica, sepolta nelle profondità dell'animo umano, una ferita che attraversa le generazioni e che forse non si rimargina mai completamente.
Perché l'abbandono non è soltanto una ferita personale. È anche una ferita collettiva.
È il dolore del bambino lasciato solo, della donna tradita, dell'amico dimenticato, ma anche di un popolo che non si sente più ascoltato, protetto e rappresentato.
E forse è proprio questa la grande tragedia dell'umanità: continuiamo a cercare fuori di noi quella sicurezza, quella giustizia e quell'amore che temiamo continuamente di perdere.
Ma dalla ferita dell'abbandono può nascere anche una forza straordinaria: la volontà di non abbandonare gli altri.
Forse è da qui che comincia la vera solidarietà umana.