L'Isola degli Armeni, San Lazzaro
Si sente, che i lunghi corridoi conducono verso la scoperta di qualche cosa di prezioso
San Lazzaro, L’Isola degli Armeni.
Arrivando a San Lazzaro, con il vaporetto, in una giornata autunnale sbiancata dalla nebbia, quando le altre isole, in lontananza, si stagliano in linee lunghe simili a certe “marine di Guidi” è come tuffarsi nelle memorie dell’anima. Ripercorrendo la storia a ritroso, i nomi che si incontrano, ci riportano all’Antico Testamento, all’antica Roma, e a tutte le battaglie subite dai popoli che hanno lottato per esistere.
Nella storia degli Armeni, i primi decenni del II° secolo a.C. segnano la fondazione della dinastia degli Artassidi, con la proclamazione dell’indipendenza dal dominio dei Seleucidi.
La dinastia degli Artassidi con il proprio sovrano Tigran II°,porta l’Armenia ad essere la più potente rivale di Roma.
Fu Pompeo che inflisse nel 66 a.C. una dura sconfitta a Tigran.>
Pompeo risparmiò al sovrano armeno l’umiliazione di deporre la corona e così, fece dell’Armenia un valido alleato di Roma.
Segue la dinastia degli Arsacidi, il cui primo rappresentante regale viene incoronato da Nerone.
Gli Arsacidi regnano fino al 428 d.C.. In quel periodo l’impero Armeno venne diviso in due parti in cui, le regioni a stretto contatto con l’egemonia bizantina subirono una non indifferente pressione culturale religiosa, mentre le parti rimaste sotto il controllo persiano poterono mantenere la loro identità etnico-culturale. >>
A tal fine contribuì in modo decisivo l’invenzione dell’alfabeto Armeno >
Proprio così. "Invenzione" dell’Alfabeto Armeno, formato di 36 lettere più tre; così diventano trentanove in cui molto importante è il suono.
Fra il 428 e l’861 d.C. il periodo è pieno di avvenimenti, rivolti soprattutto all’assimilazione dell’Aremenia in quanto si trovò teatro degli scontri fra Bisanzio e la Persia.
Il 642 d.C arriva in Armenia la prima invasione degli Arabi che, progressivamente, consolidarono il proprio dominio.
Nel secolo IX inizia un processo di disgregazione del popolo Arabo e la crescente potenza Bizantina indusse gli Arabi ad una politica più moderata nei confronti degli Armeni. Furono anni, anzi secoli di lotte e cambiamenti , lotte che vedono i popoli dell’Asia contendersi i territori fino a che nel secolo XIV si registra la progressiva ascesa del potere Ottomano.
La rivalità maggiore fu la perso-ottomana che si concluderà definitivamente con le guerre degli anni 1735-36, con la conquista dei persiani della Trancaucasica, inclusa l’Armenia orientale. In simili condizioni, i grandi nuclei della cultura del passato, quali erano i complessi monastici, seguono la sorte della crescente dispersione politico-sociale che investirono molti territori.
Questo volo di storia ed altro, ci raccontava Padre Elia, un monaco che ci ha molto colpiti per la sua dolcezza e lo sguardo profondo e intelligente,che non nascondeva l’orgoglio di appartenere alle sue origini armene.
Ci ha anche spiegato come un piccolo nucleo di monaci, intorno al 1700 sia arrivatio a Venezia.
Quando i monaci lasciarono l’Armenia, non sapevano dove andare e allora decisero di scegliere una nazione, un posto dove ci fossero dei Campanili.
“ Perché noi siamo cristiani, "dice padre Elia, "e dovevamo trovare un ambiente nostro”
Da prima i monaci si trasferirono in Grecia “ perché anche se i campanili della chiesa ortodossa sono tondeggianti, sono pur "sempre campanili: Non potevamo scegliere i minareti dei mussulmani..!” Dice questo sorridendo.
Per due secoli circa , questi monaci Armeni si fermarono in Grecia poi, sotto una nuova spinta Ottomana dovettero fuggire. Guidati dall’Abate Mechitar, dopo essersi riuniti in meditazione per scegliere un nuovo luogo, poterono fuggire su di una imbarcazione che faceva vela verso Venezia, dove giunsero nell’aprile 1715.
Venezia fu generosa con loro; d’altra parte la repubblica di Venezia aveva avuto per secoli rapporti commerciali con l’Armenia. Regalò loro l’isola di San Lazzaro, che un tempo era stato un lebbrosario e che ora è più comunemente conosciuta come” isola degli Armeni”

Tante cose ci ha raccontato padre Elia, mentre noi seduti nei banchi della Chiesa attendevamo l’inizio della Messa.
Messa significa “ inviata”. Un tempo il prete si girava verso la gente e diceva “ Ite Missa Est” “ Andate è stata inviata”. Bene, in questa Messa alla quale noi navigatori e altri amici, abbiamo assistito è stata proprio una “ inviata” di amore.
La musica, il salmodiare dell’officiante hanno creato momenti di dolcezza fortissima.
Abbiamo visitato il Museo. Abbiamo pranzato nel loro Refettorio.
Siamo ripartiti felici e con la voglia di ritornare per approfondite molte cose che ci hanno colpiti.
Con noi c’era anche Alfonso Rubino e, andare con lui in certi posti è come iniziare un’avventura di ricerca dentro le cosae nascoste ai più
E’ stata una giornata che ricorderemo.
Padre Elia, si sta ora interessando di scambi culturali anche attraverso l’organizzazione di viaggi in Armenia. >
L’Armenia come saprete deve uscire dal ricordo del terribile genocidio del 1915.
La nostra memoria storica che spesso dimentica ha bisogno di ricordare non per odiare o affliggersi ma per non permettere più che i popoli debbano continuamente soffrire. Ricordiamo e diventiamo amici..
e allora... buona navigazione, o Navigatore!